Siamo state a Favignana in occasione dell’Egadi Pride per parlare di salute sessuale con le ragazze e i ragazzi più giovani che vivono nell’Isola.
Ci hanno raccontato che in inverno sono 4000 gli abitanti e circa il 70% di questi sono persone anziane. Nonostante ogni anno approdino 500.000 turisti, ci spiegavano che il ricambio di idee e di iniziative è abbastanza stagnante, “figuriamoci parlare liberamente di sessualità”.
Oltre a comunicare i servizi sanitari gratuiti presenti sul territorio regionale alle persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ , abbiamo parlato con l3 giovani del luogo. Molte persone appena vedevano i preservativi sul nostro banchetto si imbarazzavano e si allontanavano, altre invece si fermavano incuriosite per avere più informazioni ad esempio sulla pillola del giorno dopo, sul coito interrotto e sui contraccettivi ormonali.
Abbiamo discusso molto sulla doppia velocità su cui si muove la società favignanese: da un lato un’apertura e un’accoglienza estrema al turista, dall’altra una chiusura alla novità, ai processi che persone da fuori vorrebbero importare sull’Isola. Facendo autocritica, un ragazzo favignanese ci raccontava della sua voglia di istillare cambiamento e delle difficoltà del processo: mancano da un lato le proposte e dall’altro, se queste ci sono, c’è molta resistenza ad accoglierle.
Quest’esperienza ci ha confermato, ancora una volta, che raggiungere ed essere presenti nelle aree periferiche, rurali o isolane, è quantomai necessario, e che se si incontrano resistenze – in meno tempo di quanto ci possiamo immaginare- è possibile abbatterle.
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