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Siamo cresciut3 imparando a stare dentro un sistema binario. Da una parte o dall’altra, dentro forme sempre leggibili, quasi ovvie, e identità riconoscibili, accettabili per la società.

È anche così che il potere interviene su ciò che è vivo: ordina, gerarchizza, separa, fino a ridurre la complessità a una superficie piatta.

In questa logica, ciò che rientra nella norma viene considerato giusto e ciò che la incrina o la mette in discussione viene invece percepito come anomalo, mostruoso.

Ma sotto la superficie calma, la carne pulsa. I corpi si mostrano come abisso, intreccio di squame e desiderio, archivio di memorie, conflitto aperto.

La potenza erotica è una forza conoscitiva che brilla nel buio delle profondità. La vita supera sempre le categorie imposte, resta contraddittoria, desiderante, irriducibile.

Sirene Festival sceglie di hackerare il sistema binario.

Prova a entrare negli ingranaggi di dispositivi che separano il normale dal deviante, la cura dal controllo, e a sabotarne gli automatismi.

Ci muoviamo dentro una genealogia transfemministaqueerdecoloniale, fatta di pensiero intrecciato alla vita materiale e che prende forma in pratiche che, simili a correnti sottomarine, hanno rimesso il sapere in circolo, sottraendolo al monopolio delle istituzioni e restituendolo ai corpi, alle relazioni, al mutuo aiuto.

Sirene è lo spazio della mutazione, in cui tante domande prendono corpo attraverso workshop, talk, performance, pratiche corporee, illustrazione, scrittura, autoesplorazione, musica.

Tre giorni di confronto collettivo nella consapevolezza che nessuna liberazione è garantita per appartenenza: anche gli spazi che attivano senso critico producono cecità, gerarchie, rimozioni.

Per questo hackerare la logica binaria significa anche vigilare sui nostri linguaggi, costruire alleanze come barriere coralline, ramificate e iridescenti, praticare una cura che sappia stare dentro al conflitto senza annegarci.

Del porto sicuro non ci importa, preferiamo tuffarci negli abissi e navigare tutte le correnti.

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