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ITA

Come possiamo parlare di salute mentale, fisica, sessuale e affettiva senza ignorare le disuguaglianze che attraversano i corpi, le relazioni e le comunità? Come possiamo promuovere il benessere non come privilegio individuale, ma come diritto collettivo? E cosa significa rivendicare i diritti legati alla salute partendo dal basso, dalle esperienze concrete delle persone e dai contesti in cui vivono?

Sono alcune delle domande al centro di Remedies, un’esperienza internazionale di formazione che ha riunito a Palermo youth workers provenienti da sei Paesi europei: Italia, Spagna, Croazia, Grecia, Polonia e Portogallo. Il training è stato dedicato alla promozione dell’uguaglianza di genere e dell’intersezionalità nel settore della salute, con l’obiettivo di rafforzare competenze, strumenti e pratiche educative capaci di mettere al centro dignità, diritti e cura.

Nel corso delle attività, l3 partecipanti hanno affrontato il tema del benessere da una prospettiva ampia e politica. Parlare di salute, infatti, significa anche interrogarsi sulle condizioni sociali, economiche e culturali che determinano chi può accedere alla prevenzione, all’informazione, ai servizi, alla protezione e al riconoscimento. Genere, classe, razzismo, età, orientamento sessuale, disabilità, status migratorio e condizioni materiali si intrecciano e producono esperienze molto diverse di vulnerabilità, esclusione, resistenza e autodeterminazione.

Da qui nasce l’importanza di un approccio intersezionale. Non basta parlare di salute in termini generici o neutrali: è necessario riconoscere che le persone non partono tutte dallo stesso punto e che i sistemi sanitari, educativi e sociali possono riprodurre disuguaglianze se non vengono ripensati in modo inclusivo, accessibile e sensibile alle differenze.

Remedies ha creato uno spazio di confronto sul significato concreto dei diritti umani legati alla salute. Promuoverli dal basso vuol dire partire dalle comunità, dai bisogni reali, dalle esperienze vissute e dalla capacità delle persone di organizzarsi, sostenersi e rivendicare diritti. Significa anche riconoscere il ruolo fondamentale dell3 youth workers come figure di prossimità, capaci di facilitare dialoghi complessi, costruire fiducia, diffondere conoscenze e aprire spazi sicuri di partecipazione.

Un’attenzione particolare è stata dedicata al benessere sessuale e affettivo. In tutta Europa, parlare di sessualità, consenso, relazioni, piacere, identità, prevenzione e accesso ai servizi significa ancora confrontarsi con stereotipi, tabù, disinformazione e disuguaglianze. Per questo, promuovere una cittadinanza attiva nel campo della salute non riguarda solo le istituzioni o gli operatori specializzati, ma implica una responsabilità condivisa verso le persone con cui viviamo, lavoriamo, studiamo e costruiamo comunità.

Allo stesso tempo, il training ha posto una domanda essenziale: come possiamo prenderci cura dell3 altr3 senza dimenticare noi stess3? L’attivismo, l’educazione e il lavoro sociale possono diventare spazi di trasformazione, ma anche di fatica emotiva. Per questo, parlare di diritti significa anche parlare di confini, sostenibilità, cura di sé e cura collettiva. La cittadinanza attiva non dovrebbe mai fondarsi sull’esaurimento delle persone, ma sulla costruzione di pratiche capaci di sostenere nel tempo chi si impegna per il cambiamento.

Attraverso attività non formali, momenti di discussione, scambio internazionale e riflessione collettiva, Remedies ha permesso all3 partecipanti di rafforzare strumenti educativi e pratiche di intervento orientate all’uguaglianza, alla dignità e alla giustizia sociale.

Un ringraziamento speciale va a Epyc – European Youth Center che ha ospitato il gruppo di lavoro a Palermo.

Remedies è stato realizzato nell’ambito del programma ExChange 2025 di Maghweb, con il supporto dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, e organizzato in collaborazione con Planeta Remediado, Status M, Fundacja Aye, Dialogasex, Brave Sisters e Asociación Euromuévete.

ENG

How can we talk about mental, physical, sexual, and emotional health without ignoring the inequalities that shape bodies, relationships, and communities? How can we promote well-being not as an individual privilege, but as a collective right? And what does it mean to claim health-related rights from the ground up, starting from people’s lived experiences and the contexts in which they live

These were some of the questions at the heart of Remedies, an international training experience that brought together youth workers from six European countries in Palermo: Italy, Spain, Croatia, Greece, Poland, and Portugal. The training was dedicated to promoting gender equality and intersectionality in the field of health, with the aim of strengthening skills, tools, and educational practices capable of placing dignity, rights, and care at the centre.

Throughout the activities, participants explored well-being from a broad and political perspective. Talking about health also means questioning the social, economic, and cultural conditions that determine who can access prevention, information, services, protection, and recognition. Gender, class, racism, age, sexual orientation, disability, migration status, and material conditions intersect, producing very different experiences of vulnerability, exclusion, resistance, and self-determination.

This is where the importance of an intersectional approach comes in. It is not enough to talk about health in generic or neutral terms: it is necessary to recognise that people do not all start from the same place, and that health, education, and social systems can reproduce inequalities if they are not rethought in an inclusive, accessible way that is sensitive to differences.
Remedies created a space for dialogue on the concrete meaning of human rights related to health. Promoting them from the ground up means starting from communities, real needs, lived experiences, and people’s ability to organise, support one another, and claim their rights. It also means recognising the fundamental role of youth workers as community-based figures who can facilitate complex conversations, build trust, share knowledge, and open up safe spaces for participation.

Particular attention was dedicated to sexual and emotional well-being. Across Europe, talking about sexuality, consent, relationships, pleasure, identity, prevention, and access to services still means confronting stereotypes, taboos, misinformation, and inequalities. For this reason, promoting active citizenship in the field of health does not concern only institutions or specialised professionals, but involves a shared responsibility towards the people with whom we live, work, study, and build community.

At the same time, the training raised an essential question: how can we take care of others without forgetting ourselves? Activism, education, and social work can become spaces of transformation, but also of emotional strain. This is why talking about rights also means talking about boundaries, sustainability, self-care, and collective care. Active citizenship should never be built on people’s exhaustion, but on practices that can sustainably support those who work for change over time.

Through non-formal activities, moments of discussion, international exchange, and collective reflection, Remedies enabled participants to strengthen educational tools and intervention practices oriented towards equality, dignity, and social justice.
A special thank you goes to Epyc – European Youth Center, who hosted the working group in Palermo.

Remedies was implemented within the framework of Maghweb’s ExChange 2025 programme, with the support of the Italian Youth Agency, and organised in collaboration with Planeta Remediado, Status M, Fundacja Aye, Dialogasex, Brave Sisters, and Asociación Euromuévete.