Nominare e rinominare sensazioni, ruoli e dinamiche che attraversano le relazioni interrazziali, spesso prive di un lessico condiviso, è un’esigenza che continua ad emergere e che si intende affrontare.
Creare neologismi è quanto mai necessario.
Servono parole nuove per esprimere l’indicibile.
Perché nominare significa anche aprire possibilità di relazioni diverse come ci insegna l’onomaturgia di Noura Tafeche che “interviene prima di un’immobilità irreversibile”.
Partendo dal linguaggio che ereditiamo e da quello che scegliamo di usare, negli spazi del Sirene Festival, la giurista e autrice Ndack Mbaye – esperta in diritto africano, razzializzazione, violenza di genere e giustizia sociale – ci ha accompagnato in un processo di creazione collettiva di neologismi, corredati da etimologia e indicazioni d’uso, come strumento per rendere dicibile l’implicito.
Attraverso un lavoro immaginifico e relazionale -liberamente ispirato al lavoro di Noura Tafeche- Ndack Mbaye ha invitat3 l3 partecipanti di Queer code a esplorare in modo empatico il rapporto individuale con le storie razziali e patriarcali che abitano i corpi, il desiderio e le relazioni affettive soprattutto all’interno della comunità LGBTQIA+.
“Finanziato dall’Unione Europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autor3 e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o della COMMISSIONE EUROPEA, Direzione Generale Giustizia e Consumatori. Né l’Unione Europea né la DG JUST possono essere ritenuti responsabili”







