Nelle aree interne il futuro è una scommessa che si costruisce “con la fatica del fare”, ogni giorno, attraverso domande, relazioni e pratiche di resistenza. È qui che possono prendere forma nuovi modi di leggere le crisi, produrre cultura e trasformare i territori.
A Palazzo Adriano abbiamo scelto di partire dall’acqua, mentre la Sicilia attraversava giorni segnati dagli incendi, e da una disponibilità idrica sempre più incerta. Parole, immagini e suoni hanno composto un’indagine sulla gestione delle risorse, sugli interessi economici, sulla memoria dei luoghi e sulla crisi climatica.
Perché dovremmo pensarci corpi d’acqua?, di Elisa Chillura, interpretato dall’attrice Maria Angela Sagona, ha esplorato le connessioni tra corpi, ecosistemi e memoria. Pensarci come corpi d’acqua significa riconoscere la trama di interdipendenze che ci attraversa e interrogarci sulle responsabilità con cui abitiamo e custodiamo i territori.
Con l’installazione palazzo_vhs – memorie d’acqua, palermoalvapore ha invece intrecciato immagini analogiche, glitch art e sperimentazione sonora. Il fiume Sosio, le fontane pubbliche e i lavatoi comunali sono diventati frammenti di una memoria collettiva, riletta alla luce della siccità e della crisi idrica.
A questa esplorazione si è affiancato lo sguardo dell’inchiesta giornalistica. Con la presentazione di Imbottigliati (Altreconomia), il giornalista Luca Martinelli ha ricostruito i meccanismi dell’industria dell’acqua minerale, tra concessioni, greenwashing, plastica e profitti. Un confronto alimentato da dati, inchieste e testimonianze raccolte in tutta Italia, che ha portato a Palazzo Adriano anche le esperienze delle comunità nella tutela dell’acqua e nella difesa della sua gestione pubblica.
Partire dall’acqua ci ha permesso così di allargare lo sguardo ai luoghi da cui le risorse provengono: le aree interne e rurali, spesso raccontate soltanto attraverso la distanza dai grandi centri, lo spopolamento e la mancanza di servizi.
Nel suo libro Martinelli ricostruisce il sistema che ruota attorno all’acqua minerale: una risorsa pubblica che viene concessa, imbottigliata, trasportata e venduta. La bottiglia diventa così il punto di osservazione di una filiera molto più lunga, capace di mostrare le contraddizioni tra gestione dei beni comuni, interessi privati e impatto ambientale.
Ma l’acqua, prima di arrivare sugli scaffali attraversa montagne, falde, sorgenti. Spostare lo sguardo dalla bottiglia al territorio ci aiuta a porci altre domande: cosa accade ai luoghi ricchi di risorse quando, contemporaneamente, perdono abitanti, servizi e possibilità di decidere del proprio futuro?
È un passaggio che Martinelli lega alla sua esperienza di ricerca e di lavoro. Molti territori marginalizzati sono, allo stesso tempo, territori ricchi di risorse. In questa prospettiva, lo spopolamento non è soltanto un fenomeno demografico, ma può intrecciarsi a modelli di sviluppo che allontanano le persone e rendono più semplice destinare quei luoghi ad attività estrattive o a grandi infrastrutture, con conseguenze ambientali e una crescente pressione sulle risorse.
Parlare di aree interne significa evitare un equivoco: considerarle spazi vuoti, da riempire o mettere a valore dall’esterno. Sono invece luoghi abitati, attraversati da relazioni, saperi e conflitti, nei quali la possibilità di restare dipende anche dall’accesso alla cultura, agli spazi di socialità e alle occasioni di partecipazione.
Su questo Martinelli porta esperienze concrete. A Ussita, sui Monti Sibillini, il cinema all’aperto è diventato uno spazio di incontro in una comunità ancora segnata dal terremoto. A San Leo, in provincia di Rimini, la scelta è invece quella di concentrare parte delle attività culturali durante l’inverno, quando i destinatari non sono i visitatori ma soprattutto le persone che vivono il territorio ogni giorno.
È una prospettiva che interroga anche il lavoro che portiamo avanti con Rural EU. Contrastare la marginalizzazione delle aree rurali non significa soltanto chiedersi come fermare lo spopolamento, ma quali condizioni rendano possibile scegliere di restare, tornare, partecipare. E tra queste condizioni ci sono anche luoghi in cui incontrarsi, discutere, guardare un film, ascoltare una storia, costruire un immaginario comune.
Acqua e aree interne diventano così due punti di osservazione sulla stessa questione: le risorse, il potere decisionale delle comunità e la possibilità che un territorio non sia considerato come uno spazio da consumare, ma come un luogo da abitare.
L’appuntamento, organizzato da Maghweb nell’ambito delle azioni del progetto Rural Eu – Connecting Rural Europe, ha incontrato il Paradiso Film Fest, piccolo avamposto di resistenza culturale che fa di Palazzo Adriano uno spazio di ricerca, produzione artistica e confronto sul presente.
Rural Eu è finanziato dall’Unione europea attraverso il programma CERV e mette in rete quattro territori rurali europei: Palazzo Adriano, in Italia; San Xoán de Río, in Spagna; l’area di Duga Resa, in Croazia, rappresentata dal LAG Vallis Colapis; e la contea di Harghita, in Romania.
ENG
In Italy’s inner areas, the future is a challenge built “through the hard work of making things happen”, day after day, through questions, relationships and practices of resistance. It is here that new ways of understanding crises, producing culture and transforming territories can take shape.
In Palazzo Adriano, we chose to start with water, at a time when Sicily was experiencing days marked by wildfires and increasingly uncertain water availability. Words, images and sounds came together in an exploration of resource management, economic interests, the memory of places and the climate crisis.
Why Should We Think of Ourselves as Bodies of Water?, by Elisa Chillura, performed by actress Maria Angela Sagona, explored the connections between bodies, ecosystems and memory. Thinking of ourselves as bodies of water means recognising the web of interdependencies that runs through us and questioning the responsibilities we carry in inhabiting and caring for our territories.
With the installation palazzo_vhs – memorie d’acqua, palermoalvapore brought together analogue images, glitch art and sound experimentation. The Sosio River, public fountains and communal washhouses became fragments of a collective memory, revisited in the light of drought and the water crisis.
Alongside this artistic exploration came the perspective of investigative journalism. During the presentation of Imbottigliati (Altreconomia), journalist Luca Martinelli examined the mechanisms of the bottled water industry, from concessions and greenwashing to plastic and profits. Drawing on data, investigations and testimonies collected across Italy, the discussion also brought to Palazzo Adriano the experiences of communities working to protect water and defend its public management.
Starting from water allowed us to widen our perspective to the places these resources come from: inner and rural areas, often described only in terms of their distance from major urban centres, depopulation and lack of services.
In his book, Martinelli reconstructs the system surrounding bottled mineral water: a public resource that is granted through concessions, bottled, transported and sold. The bottle thus becomes a vantage point from which to observe a much longer supply chain, revealing the contradictions between the management of common goods, private interests and environmental impact.
But before reaching supermarket shelves, water travels through mountains, aquifers and springs. Shifting our gaze from the bottle to the territory raises further questions: what happens to places that are rich in resources while, at the same time, losing inhabitants, services and the ability to determine their own future?
Martinelli connects this question to his own research and professional experience. Many marginalised territories are also rich in resources. From this perspective, depopulation is not simply a demographic phenomenon: it can become intertwined with development models that drive people away and make it easier to allocate those places to extractive activities or large-scale infrastructure, with environmental consequences and growing pressure on natural resources.
When we look at inner areas, one misconception needs to be challenged: the idea that they are empty spaces waiting to be filled or made economically productive from the outside. They are inhabited places, shaped by relationships, knowledge and conflicts, where the possibility of staying also depends on access to culture, spaces for social interaction and opportunities for participation.
Martinelli brings concrete experiences into this discussion. In Ussita, in the Sibillini Mountains, open-air cinema has become a meeting place for a community still marked by the earthquake. In San Leo, in the province of Rimini, part of the cultural programme is deliberately concentrated in winter, when activities are aimed not at visitors but primarily at the people who live there every day.
This perspective also speaks directly to the work we are carrying out through Rural EU. Countering the marginalisation of rural areas is not only about asking how depopulation can be stopped, but about identifying the conditions that make it possible to choose to stay, return and participate. These conditions also include places where people can meet, discuss, watch a film, listen to a story and build a shared imagination.
Water and inner areas thus become two ways of looking at the same question: resources, communities’ power to make decisions, and the possibility of seeing a territory not as a space to be consumed, but as a place to inhabit.
The event, organised by Maghweb as part of the activities of Rural EU – Connecting Rural Europe, joined the programme of the Paradiso Film Fest, a small outpost of cultural resistance that turns Palazzo Adriano into a space for research, artistic production and critical reflection on the present.
Rural EU is funded by the European Union through the CERV programme and connects four rural European territories: Palazzo Adriano in Italy; San Xoán de Río in Spain; the Duga Resa area in Croatia, represented by LAG Vallis Colapis; and Harghita County in Romania.

Funded by the European Union. Views and opinions expressed are however those of the author(s) only and do not necessarily reflect those of the European Union or the European Education and Culture Executive Agency (EACEA). Neither the European Union nor EACEA can be held responsible for them.













