passaporto-SOS

Di Lucia Pepe – Premessa: lavoro a Palermo come mediatrice culturale e operatrice SPRAR, ho quotidianamente a che fare con questione relative a documenti, quotidianamente provo a mediare, rassicurare, spiegare a ragazzi stranieri richiedenti protezione internazionale che loro esistono anche al di la dei documenti, che nell’attesa è bene che vivano. 

Ho provato cosa vuol dire ritrovarsi davanti dei poliziotti che parlano un’altra lingua che tu non capisci completamente, ti dicono solo che devi prendere un altro volo, tornare a Nuova Dheli e fare qualcosa con il tuo visto, ti tolgono il passaporto dalle mani e con gentilezza ti spingono verso un’altra stanza; penso sia stata la prima volta che mi sono sentita tanto legata ad un documento. C’è qualcuno che ci aspetta agli arrivi, ma con il mio e-visa non posso accedere in India dall’aeroporto di Bhubaneswar, devo tornare indietro Dheli a farmi mettere un timbro sul passaporto; l’unica cosa che mi è concessa è parlare attraverso una schiera di poliziotti con il mio contatto che mi aspettava fuori (sotto la pioggia battente dei monsoni), lui all’inizio ride, pensa sia uno scherzo, poi capisce che è vero, mi lascia un numero dove posso contattarlo per comunicargli con quale volo torneremo da Dheli. Giusto il tempo di salvare il numero e mi rendo conto che non ho più credito nel cellulare. Mi sembra tutto surreale, rido, sono stanca, in realtà abbastanza sicura che sia solo una questione di tempi e di fare due voli in più. Nel frattempo penso al mio documento: ridatemelo!

Bene adesso ho di nuovo il mio passaporto, sono fradicia di pioggia e fa caldo, sono sullo stesso aereo di poco prima, con la stessa crew e sto ritornando a Dheli. Una volta arrivate tutto dovrebbe essere semplice: andiamo all’ufficio immigrazione, ci mettono il timbro e prendiamo l’ultimo volo per tornare a Bhubaneswar, ma allo sportello immigrazione, una volta spiegata la situazione cominciano a chiamare altri colleghi, superiori, fare telefonate, chiedere tutti i biglietti, e intanto ti scrutano, sono gentili, ma è comunque una brutta sensazione. È una brutta sensazione forse perché sono europea, perché con la mia bella carta d’identità attraverso frontiere senza farmi troppi scrupoli, e adesso mi scrutano, sono gentili ma prendono il mio passaporto, il mio biglietto e cercano di capire. Alla fine otteniamo l’agognato timbro, impronte date, foto fatta, ovviamente abbiamo perso il volo e ci tocca passare la notte in aeroporto per prenderne un altro il mattino seguente; ma intanto voglio uscire un attimo dall’aeroporto, sentire l’aria calda e umida di Dheli, ho un timbro: ci posso stare qui fuori!