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Suona quasi come una beffa la notizia dell’inserimento dell’Arabia Saudita nella Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne, un organismo composto da 45 rappresentanti di stati membri delle Nazioni Unite che aspirano a promuovere l’uguaglianza di genere e lavorare per miglioramento della condizione sociale delle donne.

Una missione che sembra stridere parecchio con le vicende interne all’Arabia Saudita dove la segregazione femminile e il ridimensionamento dell’identità femminile sono una realtà concreta, e dove perfino ingannevoli slanci di civiltà vengono gestiti senza grande imbarazzo con spirito sessista. Non ultima, l’iniziativa del primo Consiglio delle donne, il Qassim Girls Council, una conferenza sul ruolo delle donne svoltasi però senza donne: tredici uomini hanno preso parte ai lavori mentre la rappresentanza femminile ha potuto seguire l’evento solo in diretta video in un’altra stanza dello stesso edificio.

Se è vero che nel mondo sono circa 155 Paesi dove sono ancora vigenti leggi discriminatorie (dall’all’insospettabile Regno Unito che vieta alle donne di arruolarsi nel corpo della Royal Marines, a Città del Vaticano, unico Stato al mondo dove le donne non possono votare, passando per il Sudafrica dove la legge legittima il matrimonio con “spose bambine”) tra tutti l’Arabia Saudita si distingue per il peso internazionale registrato in Commissione Europea sebbene la propria politica sia così lontana dagli obiettivi dell’organo di Bruxelles: nonostante ne fosse stata sollecitata la sospensione, lo scorso ottobre il paese Saudita è stato rieletto per un altro mandato nel consiglio Onu dei diritti umani, organismo all’interno del quale le è stato già assegnato il compito di nominare gli esperti sulle varie violazioni.

Di seguito, le più importanti violazioni dei diritti compiuti dallo paese Saudita nei confronti delle donne

1. È vietata per le donne la guida di autovetture.
2. Dopo il quarantacinquesimo anno di età le donne non possono viaggiare senza un accompagnatore o senza una espressa autorizzazione. Al di sotto di quest’età le donne devono viaggiare accompagnate dal marito o dal padre oppure essere in possesso di un modulo di autorizzazione firmato da un tutore di sesso maschile.
3. La sharia islamica impone la rigida separazione fra persone di sesso opposto che non hanno legami di sangue e la polizia religiosa ha il compito di pattugliare le strade per garantire tale separazione. Inoltre, con una legge emanata nel  2013, i negozi che prevedono la presenza di un personale di entrambi i sessi devono dotarsi di muri separatori per tenere in aree differenti gli uomini dalle donne.
4. Alle donne non è permesso esercitare tutti i tipi di lavoro. A causa di tali restrizioni circa 1,7 milioni di donne non ha un’occupazione, anche se oltre il 50% ha una formazione universitaria.
5. Non esistono corsi di ginnastica per le ragazze o squadre sportive femminili. Da qualche anno la polizia religiosa ha deciso di chiuderle definitivamente anche le poche palestre private riservate ad un pubblico femminile