Cominciato il 20 aprile 2015, è tutt’oggi in corso quello che è stato definito il processo contro il più grande gruppo di neonazisti dopo Norimberga. Presso la Corte di Appello di Atene è ripreso stamattina il dibattimento del maxi processo che vede al banco degli imputati diversi membri di spicco del partito greco neonazista Alba Dorata (Golden Dawn), accusati di dirigere e far parte di un’organizzazione criminale.

Il verdetto, che dovrebbe arrivare all’inizio del 2020, ha un grande peso politico: “se verranno confermate le accuse – ha spiegato a Maghweb Antonis Bougias, presentatore e analista di OmniaTv– tutti gli imputati andranno in carcere e il secondo passo potrebbe essere quello di vietare il partito”.

Sono dovuti passare più di vent’anni perché Alba Dorata venisse processata, periodo nel quale la formazione neonazista avrebbe compiuto omicidi, violenti attacchi contro migranti e rifugiati e azioni xenofobe verso membri della comunità LGBT, attivisti di sinistra, rappresentanti di organizzazioni sindacali e anarchici. L’enorme fascicolo conta 1109 pagine di pesanti accuse ed è il risultato di 9 mesi di indagini che nel 2013 hanno portato all’arresto di 69 persone tra funzionari e membri del partito, compreso tutto il gruppo parlamentare di Alba Dorata e il loro fondatore Nikos Michaloliakos.

Nel corso del processo è emerso come l’organizzazione criminale Alba Dorata precedesse la sua esistenza come partito politico: la trasformazione in partito, sotto il nome di Popular Association – Golden Dawn, è stata solo uno dei suoi sviluppi, funzionale nel portare avanti attività illecite. Ci sono prove sufficienti a dimostrare che tutte le attività di Alba Dorata avrebbero fatto riferimento a una precisa struttura gerarchica in cui il suo leader, Nikolaos Michaloliakos, sarebbe stato il capo assoluto. I parlamentari del partito avrebbero coordinato attività violente all’interno del proprio collegio elettorale; mentre i cosiddetti leader delle cellule sarebbero stati responsabili della gestione di organizzazioni di filiali più piccole. “All’inizio degli anni ‘90 Alba Dorata era una forza politica molto marginale, composta da un piccolo gruppo dalle idee neonaziste che provava a collaborare con altri gruppi di estrema destra”, racconta Bougias. A partire dal 2010 e negli anni della crisi economica, facendo leva su argomentazioni populiste e sulla propaganda contro l’immigrazione, i suoi consensi sono aumentati, fino ad ottenere alle elezioni del 2012 il 6.97% delle preferenze e 21 seggi su 300 in Parlamento. Tra il 2010 e il 2013 Alba Dorata ha registrato una vera e propria esplosione dei consensi tanto da confermarsi terzo partito del Paese alle elezioni europee del 2014: gli esponenti del partito erano spesso ospiti di talk televisivi, trattati alla pari di un qualsiasi gruppo democratico e anche questo ha contribuito alla sua notorietà”.

Il monitoraggio civico di Golden Dawn Watch
Eppure dopo l’avvio del processo, gli attivisti impegnati nel contrasto ai movimenti neonazisti hanno segnalato la mancanza di un’adeguata copertura mediatica capace di dare il giusto risalto ad un processo che resterà nella storia della Grecia. “C’era un po’ d’ansia rispetto al modo in cui i giornalisti avrebbero dato notizia del processo che stava per iniziare”, spiega Bougias. “Sapevamo che i media avrebbero avuto difficoltà a mandare in onda su larga scala il processo perché, ad esempio, per poter trasmettere le immagini delle udienze dovevano essere d’accordo tutte le parti in causa. Naturalmente Alba Dorata non aveva concesso l’autorizzazione”. È da questa esigenza che è nata Golden Dawn Watch, un’iniziativa di monitoraggio civico ispirata ad un osservatorio, il NSU Watch, che si era già costituito in Germania e che stava vigilando sul processo all’organizzazione nazista NSU. Supportato da organizzazioni antirazziste e antifasciste, fondazioni, ONG, gruppi di cittadini e organizzazioni di migranti, l’osservatorio rende pubbliche tutte le informazioni relative alle azioni di Alba Dorata e monitora il processo nelle aule di tribunale attraverso la pubblicazione di un rapporto sintetico e affidabile alla fine di ogni udienza: i rapporti sono inoltre tradotti in inglese in modo da tenere informato anche il pubblico internazionale.

“Abbiamo provato a creare sui nostri social media e sul nostro sito goldendawnwatch.org dei contenuti unici sul processo: diffondendo tutto ciò che veniva detto quasi in tempo reale, con un ritardo di trenta minuti circa. Questo ha contribuito a far parlare del processo e a raccontare quello che stava succedendo”, aggiunge l’attivista greco. “Molti media hanno utilizzato nei loro report le risorse che abbiamo prodotto. Oggi siamo seguiti da moltissime persone con una base di più di 39mila utenti. Se consideriamo l’obiettivo iniziale di disseminare quello che succedeva, possiamo dire di averlo raggiunto. E l’esperienza di Golden Dawn Watch potrebbe costituire una buona pratica per altri casi simili”. I social sono tra i mezzi privilegiati dal collettivo, così gli strumenti digitali vengono utilizzati per creare azioni e attivismo offline. “Fino al 2017 le persone erano convinte che il processo riguardasse solamente il tentato omicidio di un pescatore”. Nella notte del 12 settembre 2012 una banda di 17 o 18 membri di Alba Dorata, irrompendo nella casa di quattro pescatori egiziani, aveva aggredito nel sonno con bastoni e sbarre di ferro Abouzid Embarak. Un attacco feroce e duraturo, interrotto – come ha riferito alla corte il pescatore egiziano sopravvissuto – solo perché gli squadristi credevano che l’uomo fosse morto. “La consapevolezza che dovevamo sollevare – chiarisce l’analista greco – riguardava il fatto che il processo ad Alba Dorata muovesse da accuse diverse, ma volevano anche motivare le persone a partecipare alle udienze pubbliche del processo”.

“Nell’estate del 2019 i greci sono tornati alle urne e per la prima volta dal 2012 Alba Dorata non è entrata in parlamento. Questa è stata una prova molto chiara dell’impatto che il processo ha avuto su Alba Dorata e sull’elettorato. Il processo ha rivelato tanti aspetti che l’elettore medio non conosceva e per questo motivo – continua l’attivista di Golden Dawn Watch – ne ha voluto prendere le distanze. Anche giornalisti e personaggi di spicco che prima avevano manifestato vicinanza al partito neonazista, dopo aver letto l’impianto accusatorio del processo, hanno iniziato ad essere scettici. Gli appartenenti ad Alba Dorata si professavano nazionalisti e sostenitori del popolo greco, ma questo non li ha fermati dall’uccidere proprio un cittadino greco”. Quello è stato il momento di svolta nella presa di coscienza. Negli anni precedenti erano stati registrati dozzine di attacchi contro la sinistra o pogrom contro i migranti anche nel centro di Atene, ma nel 2013 l’uccisione del rapper antifascista Pavlos Fyssas fu uno shock per il popolo greco. Era stato ucciso il primo greco bianco nelle strade e per la prima volta la società greca aveva avuto modo di identificarsi in una vittima degli attacchi, così iniziò a chiedere con forza che su questa azione venisse fatta giustizia. Ci fu infine anche una spinta da parte del governo a perseguire Alba Dorata e questa pressione portò all’inizio del processo che combinava insieme diversi casi precedentemente archiviati come singoli e che hanno portato alla creazione di un grande data base per la strutturazione di un unico processo.

Ha suscitato indignazione la dichiarazione del procuratore Adamantia Economou che nelle ultime ore ha affermato l’impossibilità di stabilire con certezza che l’ordine di uccidere Pavlos Fyssas sia partito dai leader di Alba Dorata. La madre della vittima, Magda Fyssas, ha reagito con rabbia quando, in una dichiarazione letta alla camera, Economou ha detto che la fatale pugnalata di Fyssas da parte di un presunto membro della Golden Dawn, Yiorgos Roupakias, non era stata premeditata.

Connivenze e collusioni
Il processo ha fatto emergere molte prove di favoreggiamento e protezioni delle istituzioni verso il gruppo di estrema destra. Sono state provate forti collaborazioni, denunciate anche da diverse organizzazioni di tutela dei diritti umani, tra Alba Dorata e la polizia. “C’è stato un caso in cui è stata utilizzata la casa di una poliziotta come nascondiglio delle loro armi – spiega Bougias -. E non è un segreto il fatto che il fratello del leader di Alba Dorata, l’avvocato Takis Michaloliakos, sia il capo del collegio di difesa in questo processo. Sono state registrate anche delle collaborazioni con membri dei servizi pubblici, per esempio responsabili dei servizi dei treni o bus. Situazioni già viste in passato, in cui gruppi di estrema destra hanno trovato sponda nella classe operaia e in gente che glorifica il nazionalismo greco”. I rappresentanti dell’organizzazione filo-nazista parlano di “cospirazione” e “persecuzione politica”, negando qualsiasi relazione con il nazionalsocialismo e qualsiasi collegamento con quei membri di Alba Dorata sorpresi a commettere reati. C’è anche chi è pronto a sostenerli, sperando di poter ottenere un guadagno politico chiudendo un occhio su razzismo, violenza e criminalità. Tuttavia, le prove contro l’organizzazione sono così schiaccianti che oggi nessuno può più dire di non aver saputo.

L’informazione come mezzo di contrasto al razzismo e agli estremismi  
Secondo Golden Dawn Watch solo un pubblico ben informato e sensibilizzato può sviluppare una forte resistenza contro la diffusione del razzismo, del fascismo e del neonazismo e, infine, contro la paura. “Quando la gente mi chiede perché lo faccio e perché spendo molto del mio tempo in questa causa – dice Bougias – ripenso ai miei nonni: mio nonno era un migrante dall’Asia Minore, è arrivato a Creta; sua madre, la mia bisnonna, era stata ammazzata dai nazisti. Io sono un grande amante della storia, ho studiato molto la Seconda Guerra Mondiale e ho visto che in Grecia si stava replicando lo stesso modus operandi che si era già verificato in Germania in quel periodo. È stato il primo campanello d’allarme. Anch’io sono stato vittima di attacchi fisici e diretti da parte di Alba Dorata, sono stato aggredito da una quindicina di persone con bastoni e tirapugni. Ho visto che c’erano schemi che si ripetevano e non volevo che succedessero nel posto in cui accidentalmente mi sono trovato a nascere. Ho pensato che dovevo fare qualcosa e attraverso Golden Dawn Watch e OminiaTv, la piattaforma sulla quale mandiamo in onda programmi di approfondimento sul processo, sono riuscito a trovare il modo in cui agire in prima persona. Penso che tutti dovremmo fare qualcosa. Questi problemi non svaniranno da soli, dobbiamo essere attivi, possiamo farlo in modo diverso, ognuno secondo i propri punti di vista e le proprie competenze, ma dobbiamo reagire”.

 

Fonti:
Golden Dawn on trial: Dimitris Psarras, Rosa-Luxemburg-Stiftung, 2015
Golden Dawn Watch www.goldendawnwatch.org
JailGoldenDawn: https://jailgoldendawn.com/