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Sharpeville massacre - how it beganSono passati 56 anni dal massacro di Sharpeville, in Sudafrica. A quei tempi non esisteva internet e ogni avvenimento, tragico e non, non aveva la stessa cassa di risonanza di oggi, motivo per cui questa tragedia non è conosciuta da molti, malgrado sia una delle pagine più tristi della storia dell’uomo.

Il 21 marzo del 1960, in pieno periodo Apartheid in Sudafrica, il Pan Africanist Congress (PAC), organizzò una manifestazione per protestare contro il decreto governativo denominato Urban Areas Act, che prevedeva l’obbligo per i cittadini sudafricani neri di esibire uno speciale permesso qualora fossero stati fermati dalla polizia in un’area riservata ai bianchi. I lasciapassare venivano concessi solo ai neri che avevano un impiego regolare nell’area in questione.

I manifestanti, stimati in un numero compreso tra i 5000 e i 7000, si radunarono intorno alle 10 del mattino, dinanzi alla stazione di polizia di Sharpevile, nell’attuale Gauteng, dichiarandosi sprovvisti del citato lasciapassare e chiedendo alla polizia di essere arrestati.

Le autorità usarono diverse forme di intimidazione cercando di disperdere la folla: addirittura furono adoperati caccia militari in volo radente e veicoli blindati. I manifestanti però non si fecero intimorire. Qualche ora più tardi, intorno alle 13.15, la polizia aprì il fuoco sulla folla sempre più numerosa. I dati ufficiali parlarono di 69 morti tra i manifestanti, tra cui 8 donne e 10 bambini e più di 180 feriti.

A lungo si indagò sui motivi che spinsero la polizia ad aprire il fuoco. L’ufficiale in comando dichiarò che i  manifestanti cominciarono a lanciare sassi verso la polizia e che alcuni agenti meno esperti persero il controllo della situazione, iniziando a sparare senza che fosse stato impartito nessun ordine in tal senso. Un certo grado di nervosismo nelle file della polizia poteva essere dovuto al fatto che poche settimane prima alcuni poliziotti erano stati uccisi a Cato Manor.

Le indagini della Commissione per la verità e la riconciliazione stabilirono però un’altra verità: la decisione di aprire il fuoco era stata in qualche misura deliberata e venne anche sottolineato come vi era stata, citando testualmente il rapporto della Commissione, una “grossolana violazione dei diritti umani, in quanto era stata usata una violenza eccessiva e non necessaria per fermare una folla disarmata“. La polizia infatti continuò a sparare anche mentre i dimostranti fuggivano, e molte delle vittime furono colpite alla schiena.

I fatti ovviamente portarono ad un sostanziale aumento della tensione tra cittadini neri e governo bianco nel Paese; il governo dichiarò la legge marziale e vi furono più di 18 mila arresti.

Qualche giorno più tardi, il 1° aprile, le Nazioni Unite condannarono ufficialmente l’operato della polizia con la risoluzione 134.

Il tragico evento, contribuì alla sensibilizzazione internazionale sul problema dell’Apartheid, terminato poi nel 1994 con Nelson Mandela Presidente. Proprio dal 1994, il 21 marzo si celebra in Sudafrica la “Giornata dei diritti umani”. Inoltre, in onore delle vittime del massacro, dal 2005 il 21 marzo si celebra la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”, istituita dall’ONU, segno tangibile che anche se ancora c’è molto da fare per eliminare ogni forma di discriminazione razziale, il sacrifico di quelle coraggiose persone non è stato vano.