L’endometriosi riguarda circa il 10% delle persone in età riproduttiva nel mondo: oltre 190 milioni secondo l’OMS. È una patologia infiammatoria cronica in cui tessuto simile all’endometrio cresce fuori dall’utero, causando infiammazione, aderenze e un dolore spesso debilitante. I sintomi possono includere mestruazioni molto dolorose, sanguinamenti abbondanti, dolore pelvico cronico, difficoltà nei rapporti sessuali, problemi intestinali o urinari, infertilità, nausea e affaticamento profondo.
Questa condizione ha un impatto sulla quotidianità enorme, incidendo sulla vita affettiva, sessuale, lavorativa e sulla salute mentale di chi ne soffre. E nonostante la sua diffusione, ottenere una diagnosi può richiedere anni. Un ritardo dovuto non solo alla complessità clinica, ma anche a un sistema sanitario e a una cultura che sminuiscono il dolore riferito dalle pazienti, normalizzandolo o sottovalutandolo. Perché il modo in cui il dolore viene ascoltato, interpretato e trattato dipende ancora troppo dal genere di chi lo esprime.
L’endometriosi non ha una cura definitiva, ma esistono trattamenti farmacologici, percorsi chirurgici e strategie di gestione che possono migliorare la qualità di vita. Per questo riconoscere precocemente i sintomi, accedere a specialist3 competenti e ricevere una presa in carico multidisciplinare è fondamentale.
A Palermo, l’Ospedale Civico (ARNAS Civico) è uno dei presidi più importanti in Sicilia per la diagnosi e il trattamento dell’endometriosi, insieme all’Ospedale Garibaldi di Catania.
Il primo accesso avviene tramite CUP: è consigliabile recarsi di persona allo sportello con l’impegnativa del medico curante per “prima visita ginecologica con ecografia”. Questa fase può risultare più complessa per la necessità di presentarsi fisicamente e per tempi di attesa non sempre brevi. Nel giorno dell’appuntamento, la paziente deve portare con sé tutta la documentazione clinica: esami ginecologici, referti, risonanze, ecografie mammarie, mammografie e in generale qualsiasi accertamento utile alla propria storia sanitaria. Possono accedere allo sportello sia persone con una diagnosi già confermata, sia persone con un sospetto di endometriosi o di adenomiosi, una patologia correlata. L’ambulatorio è aperto a chi ha già un percorso clinico avviato e a chi invece sta cercando di capire l’origine dei propri sintomi.
All’ingresso, un’ostetrica accoglie lə paziente, cura la parte burocratica e lə accompagna durante l’intero percorso. Questo momento di accoglienza serve anche a chiarire eventuali dubbi e a far sentire la persona sostenuta e rassicurata.
Segue la visita con la ginecologa o il ginecologo: anamnesi dettagliata, visita clinica, visita interna ed ecografia, solitamente transvaginale se lə paziente acconsente, oppure transaddominale quando richiesto.
In caso di diagnosi di endometriosi o adenomiosi, all’interno dell’ambulatorio vengono proposti un consulto nutrizionale e un percorso di supporto psicologico. Se durante la visita emergono problematiche specifiche, come dolore durante i rapporti sessuali penetrativi o disturbi minzionali, lə paziente può essere indirizzatə anche alla fisioterapista specializzata.
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Progetto realizzato con i fondi Otto per mille della Chiesa Valdese.