Riforma del Terzo Settore, tutte le novità su obblighi e agevolazioni fiscali

Negli scorsi mesi vi avevamo già parlato della riforma del Terzo Settore voluta dal Governo Renzi. I decreti attuativi della riforma sono già stati approvati dal Governo lo scorso 12 maggio, si attende solo il parere delle commissioni parlamentari ed entro il 2 luglio i decreti diventeranno legge a tutti gli effetti.

Con le novità introdotte, nelle organizzazioni no profit lo stipendio del dipendente più pagato non potrà essere più di sei volte superiore a quello del dipendente meno pagato, e saranno imposti ulteriori limiti alle retribuzioni. Diventerà, inoltre, obbligatorio pubblicare il bilancio sociale che era facoltativo fino ad oggi, cosa che toglieva importanza a questo utile strumento. Chi riceverà il cinque per mille dovrà inviare ogni anno all’Agenzia delle Entrate un rendiconto di come sono stati utilizzati i soldi e pubblicare sul sito le somme ricevute e il rendiconto medesimo. In caso di inadempimento, si rischia di perdere fino a un quarto delle somme totali ricevute.

Con le nuove regole si può delineare uno scenario con obblighi più stringenti ed una definizione finalmente chiara di cosa è da considerarsi Terzo Settore, ovvero “il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale, in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi”. Accanto a maggiori obblighi vi saranno, però, anche maggiori agevolazioni fiscali, in particolare verrà introdotto un “social bonus”, un credito d’imposta per le donazioni in denaro effettuate in favore di enti non commerciali, che abbiano presentato un progetto per il recupero di edifici pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla mafia che gli sono stati dati in concessione. Previsto, inoltre,  l’eliminazione del tetto di 70mila euro per la deducibilità fiscale delle donazioni fatte dalle imprese agli enti no profit e l’introduzione di “titoli di solidarietà”, uno strumento di finanza sociale per il sostegno delle attività di interesse generale svolte dagli enti del Terzo Settore non commerciali.

In arrivo anche alcune semplificazioni burocratiche: sarà più facile e veloce acquisire la personalità giuridica in quanto verrà istituito presso il Ministero del Lavoro il “Registro unico nazionale del Terzo settore”, a iscrizione obbligatoria, che dovrebbe andare a sostituire gli elenchi provinciali, regionali e nazionali oggi esistenti con tutta la semplificazione che ne consegue. Con questo sistema tutti gli enti iscritti al Registro unico potranno beneficiare in automatico del cinque per mille senza dover ulteriormente dimostrare l’utilità sociale della propria attività.

Tra gli aspetti negativi, o quantomeno che creano qualche perplessità, l’eliminazione delle associazioni sportive dilettantistiche dalla categoria del Terzo Settore così come la norma che introduce i rimborsi spese forfettari, cioè senza obbligo di documentare le spese, fino a un massimo di 150 euro mensili, che sembrerebbe un’apertura al volontariato retribuito vista come uno snaturamento del volontariato stesso.