Preconcetti e rivoluzioni: la mestruazione è un diritto di tutte

Testo e foto di Viviana Corvaia – Quando diciamo “Diritti Umani”, probabilmente la parola mestruazioni non è esattamente la prima cosa che ci viene in mente. Eppure si tratta di un argomento spinoso, ancora largamente ignorato in molti paesi del mondo e che vede le donne vittime, a diversi livelli, del loro stesso “essere”. Da oriente ad occidente le credenze si tramandano di generazione in generazione e il più delle volte impediscono lo svolgere di una vita normale, sana e priva di limitazioni.

Solitamente, la prima mestruazione avviene tra gli 11 e 13 anni. È un momento complesso nella vita di una bambina, che nel giro di poco si appresta a veder trasformare il suo fisico e a diventare un’adulta. Non si è mai pronte a questo cambiamento: imbarazzo, paura, vergogna, confusione e disagio sono solo alcuni dei sentimenti comuni più provati, e se questi turbamenti si scontrano con una società non educata al dialogo in merito, ad una diffusione della conoscenza, e considera ancora oggi le mestruazioni un vero e proprio tabù, ci si rende conto che di strada da percorre ce n’è ancora molta.

Pensiamo, ad esempio, a quanto possa essere complicato per una donna, affrontare l’intero ciclo mestruale senza avere a disposizione materiale igienico sanitario, come sapone o assorbenti. In Africa, in Nepal, in India ed in molti altri paesi in via di sviluppo, dove esistono precarie condizioni economiche, le donne sono tagliate fuori da tutto ciò. Spesso si trovano obbligate ad assentarsi da scuola o da lavoro, perché  qualche ritaglio di panno da solo non basta.

Sono queste le motivazioni che hanno spinto, negli ultimi anni, molte ONG a specializzarsi nella produzione di assorbenti da distribuire gratuitamente o quasi, in aree rurali, villaggi ed in generale in zone povere. È il caso di JRP – Jeevan Rekha Parishad, organizzazione presente a Bhubaneswar, capitale dello stato d’Orisha (India), che ha intrapreso quest’attività, per supportare e tutelare da malattie infettive e disagi, le donne dei villaggi tribali. Il progetto in atto si chiama Santiray Napkins, e vede tre donne coinvolte nelle varie fasi di realizzazione del prodotto fino al packaging. Il materiale utilizzato è in cotone ed ipoallergenico, inoltre, una confezione costa 10 Rupie, quasi il 90% in meno rispetto agli assorbenti presenti in commercio. L’aspetto più significativo resta quello di diffondere la consapevolezza fra le ragazze: <<bisogna portare il progetto di promozione dell’uso degli assorbenti nelle scuole dei villaggi, serve un modo per riuscire a comunicare con le ragazze>> afferma Madhumista Mishra, Vicepresidente JRP << a volte non sanno proprio cosa succede dentro il loro corpo e non hanno nessuno a cui poter esporre i propri dubbi>>. 

Jrp ha sviluppato una strategia di comunicazione mirata all’età delle giovani studentesse, che incontra di volta in volta nelle scuole dei villaggi. Attraverso giochi, domande anonime e  invogliando le ragazze a creare gruppi di confronto, dove hanno la possibilità di domandare apertamente ogni cosa.

Il lavoro lodevole di organizzazioni come questa, entra in gioco laddove una cultura arretrata rende scomodo l’argomento mestruazioni.

In India il tabù delle mestruazioni è così consolidato, che di recente si è arrivati a vietare alle donne in età fertile l’ingresso all’interno dei templi induisti perché considerate sporche e impure. Arriva inoltre da Palayamkottai Town (India del Sud), la sconvolgente storia di una bambina di 12 anni, morta suicida perché non ha sopportato i rimproveri della sua maestra rivolti verso di lei davanti a tutti i compagni di classe, per aver sporcato di sangue la sedia all’arrivo delle sue prime mestruazioni.

Essere donne ed avere le mestruazioni, è una relazione imprescindibile. Fa parte di noi, come l’aria che respiriamo, come i passi che muoviamo, ma i passi del cambiamento sono lenti, troppo lenti rispetto a tutto quello di cui necessitano le giovani donne di oggi.