Il piano per spegnere le fiamme del “gas flaring”

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Ogni anno circa 140 miliardi di metri di cubi di gas naturale vengono sprecati perché bruciati in torcia negli impianti petroliferi, chimici e di gas naturale di tutto il mondo. Si chiama “gas flaring” ed è una pratica industriale che genera ogni anno 300 milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse nell’atmosfera, un dato che in termini di inquinamento è equivalente a 77 milioni di automobili in più in circolazione.

L’obiettivo della World Bank è di azzerare questi numeri entro i prossimi 15 anni. Il 17 aprile scorso è stata difatti presentata a Washington l’iniziativa “Zero Routine Flaring by 2030”, un piano di commutazione sostenibile delle attività degli impianti di produzione che si pone l’obiettivo di spegnere – azzerando del tutto i volumi di gas – le fiamme generate dalla combustione di gas entro il 2030. Il progetto – che rientra nella attività GGFR della World Bank – ha già il sostegno di nove paesi, dieci compagnie petrolifere e sei istituzioni che si occupano di sviluppo. Finora gli endorsement ricevuti rappresentano il 40% degli impianti a gas flaring nel mondo, e l’impegno formale è quello di presentare su base annua i numeri e i progressi legati all’abbattimento graduale delle attività di flaring. Mancano all’appello Stati Uniti e Canada, due paesi dove il flaring è regolato rispettivamente a livello statale e provinciale, e dove quindi – scrivono dalla World Bank – “ottenere sostegno all’iniziativa è un processo più complicato e che richiede tempo”.

Il gas flaring è un promemoria visivo che ci ricorda che stiamo mandando inutilmente anidride carbonica nell’aria”, ha dichiarato il presidente della World Bank Jim Yong Kin, aggiungendo come si possa invece “utilizzare questa preziosa risorsa naturale per illuminare l’oscurità di quanti vivono senza elettricità”. Preziosa dal punto di vista economico, se pensiamo che i 140 miliardi di metri cubi di gas sprecati ogni anno si traducono in 20 miliardi di dollari che vengono – letteralmente – bruciati. Preziosa anche e soprattutto dal punto di vista energetico, se pensiamo invece che con la stessa quantità di gas impiegata nella produzione di energia, si produrrebbe più elettricità – 750 miliardi di kWh – di quella che oggi si produce per illuminare l’intero continente africano.