“Palermo, bedduzza mia”, la nostra città attraverso gli occhi di Micol

Chi è Micol? Micol è una ragazza, una professoressa di Busto Arsizio: aspetto, accento e precisione tipicamente nordici ma un cuore che raggiunge temperature che stanno molto più a sud. Micol Candiani, una delle partecipanti italiane che hanno preso parte allo scambio giovanile internazionale Tell me Euromed organizzato da Maghweb, ha scritto queste righe dopo aver vissuto per 48 ore Palermo nel suo blog Viaggi nel Cassetto. Ve le riproponiamo qui, sperando che la lettura susciti in voi tutte le emozioni che ha scatenato qui nel nostro ufficio.

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Il gruppo italiano di Tell me Euromed, da sinistra verso destra: Giulia Farinaccio, Micol Candiani, Mimmo Piergiacomi, Alessandro Falagario, Alexis Manriquez Giovannini

“Mi saluti con un profumo di sale e di sabbia forte come il rumore che fai, caldo come le tue arancine fumanti, pieno di un sentimento che passi, perfetto, quando canti le tue parole antiche, quando parli le tue canzoni infuocate di quegli amori che pensavo non esistessero più.

Mi apri la strada con le tue montagne verdi e seccate dal sole, mi ricordi, là dove arriva Capaci, che il male non si è ancora sconfitto ma si combatte piano, pietra per pietra, come quella che sbatte davanti allo sguardo – NO MAFIA, c’è scritto – dove uno dei migliori esseri umani, Giovanni Falcone, svaporò in un boato troppo forte per un uomo solo.
Poi mi asciughi la malinconia, gentile, e mi avvolgi nello sciame delle automobili impazienti e indisciplinate che ti formicolano dentro.
Che monella sei, Palermo, disastro di meraviglia!
Vucciria, Ballarò, Capo…vociano i tuoi scapigliati mercati traboccanti di pesce e di ghiaccio che scricchiola, di frutti gonfi e profumati di natura, di pasta di mandorle, del dolce bucellato di frutta secca e di panelle dorate.
Ondeggiano impercettibili i panni bianchi distesi trai piccoli balconi delle tue anziane signore imbronciate, si scrostano i muri nelle tue viuzze traballanti, un po’ buie di luce ma luminose anche di più, di uno spirito segreto e lento.
Scroscia la vita esuberante nei sorrisi smezzati della tua gente, nelle voci strisciate e diritte, come i fili che muovono i pupi nello studio di Mimmo Cuticchio.
Si tinge di colore il tuo teatro Massimo, maestoso pilastro di un’arte millenaria che, ti prego, Palermo, non devi perdere mai!
Quasi si nasconde, sghignazzando, la tua candida piazza Pretoria “della vergogna”, ché le monachelle che si coprirono gli occhi al vederla, già la guardano senza arrossire.
Sei un teatro, Palermo, un’opera schiamazzante della vita caparbia che fai, ora molle come la carne di meuza che si addenta nel pane, ora fiera come le statue impettite della tua cattedrale, che paiono quasi drizzarsi per esclamare: Palermo, è bella!
Sì, sei bella, Palermo, di una bellezza sporca, di un contegno ribelle, come un gentiluomo – la coppola tirata in fronte, gli occhi fieri della sua città incrollabile – che, al vedere l’acqua blu del porto, lo scivolio degli scogli, la nebbiolina azzurra sparsa tra le onde ed il cielo, quasi dimentica di essere uomo e sogna le pinne di una creatura marina per guizzare lontano trai flutti ma solo per poi ritornare.
Palermo, bedduzza mia”.
Cliccando su questo link potrete trovare anche le foto scattate da Micol in giro per la città, custodite nel suo blog “Viaggi nel Cassetto”: http://viagginelcassetto.blogspot.it/2016/01/palermo-bedduzza-mia.html?m=1