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Di Sara Bazzano – Nella notte del 3 Ottobre il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere (MSF) a Kunduz, in Afghanistan, è stato centrato da ripetuti raid aerei da parte delle forze della Coalizione Internazionale in cui sono rimaste uccise 22 persone: 12 operatori Msf e 10 pazienti, tra cui 3 bambini.

Stefano Zannini msf maghweb
Stefano Zannini, Medici Senza Frontiere

Secondo il comando militare Usa questo incidente è stato “un errore” e pertanto è in corso un’inchiesta conoscitiva da parte del Pentagono. Il presidente Obama, il 7 Ottobre, ha personalmente telefonato al presidente internazionale di MSF, Joanne Liu, per scusarsi dell’accaduto, ma per capire le cause di questo incidente Msf richiede un’indagine indipendente.

Per capire meglio e approfondire le motivazioni dell’accaduto abbiamo intervistato Stefano Zannini, direttore del supporto alle operazioni di Medici Senza Frontiere in Italia.

Gli elementi fattuali che ci sono rendono poco credibile l’ipotesi di un errore. Perché si è trattato di un bombardamento che è durato poco più di un’ora, è avvenuto su una struttura le cui coordinate erano state segnalate pochi giorni prima (non settimane o mesi prima) ed è continuato per un’altra mezz’ora, dopo che al telefono avevamo avvisato le autorità afghane e statunitensi che stavano bombardando un nostro ospedale. Inoltre, della struttura dell’ospedale è stata colpita quasi esclusivamente nel il blocco centrale che ospitava le sale operatorie e la terapia intensiva, mentre la parte perimetrale non è stata praticamente toccata. Un altro elemento che suscita dubbi sono le versioni contradditorie sia del governo afghano sia delle autorità militari statunitensi. È chiaro che ad oggi non c’è un’indagine esaustiva che abbia confermato l’ipotesi della volontarietà del bombardamento ma gli elementi che ci sono rendono la possibilità di “un errore” poco credibile”.

MSF staff in shock in one of the remaining parts of MSF's hospital in Kunduz, in the aftermath of sustained bombing 03 October 2015. Photo: ©MSF
Staff di MSF sotto shock e feriti dopo il bombardamento dell’ospedale di Kunduz.  ©MSF

Abbiamo letto, in questi giorni, come fatti del genere siano definiti in ambito militare “danni collaterali”, Cosa ne pensa?.

“Solamente in una realtà in cui si tende a disumanizzare il più possibile le conseguenze del conflitto si può catalogare la perdita di vite umane, soprattutto di civili, di innocenti, come danno collaterale. Non si tratta di danni collaterali ma di uomini, donne e bambini che perdono la vita. Spesso, durante una guerra, a morire non sono tanto i combattenti ma soprattutto i civili che pagano il prezzo più caro di questi conflitti”.

Msf chiede un’investigazione indipendente e imparziale. Perché e in cosa consiste? Quali sono le ragioni che vi fanno dubitare dell’imparzialità di un’inchiesta interna del Pentagono?

“Innanzitutto sarebbe un po’ paradossale, chiedere ai responsabili di una violazione del diritto di chiedere di investigare su loro stessi e dire poi, pubblicamente, tutto quello che hanno scoperto. Inoltre, non si può pensare che un’inchiesta di parte possa lavorare serenamente e pienamente se ci sono già tante contraddizioni interne. Veniamo al dunque. Prima di tutto non chiediamo solo un’indagine indipendente ma un’inchiesta che sia anche completa e trasparente. L’obiettivo è sapere la verità e questa verità deve essere accessibile a tutti. Vogliamo il documento completo dell’indagine che verrà fatta, non un suo stralcio. Per farlo è necessario che l’inchiesta sia indipendente. Esiste, in uno dei protocolli aggiuntivi della Convenzione di Ginevra, un articolo che definisce il ruolo di una Commissione che ha l’obiettivo proprio di indagare le violazioni del diritto internazionale umanitario. Questo protocollo aggiuntivo è stato firmato da 76 paesi, tra cui l’Italia. La commissione si attiva appena ottiene l’appoggio ufficiale di almeno uno di questi 76 Paesi. Una volta ottenuto, a quel punto, la commissione può chiedere “un’autorizzazione a procedere” agli Stati Uniti e all’Afghanistan”.

Cosa ne pensa della telefonata di Obama?

Un gesto apprezzabile. Di attenzione. Che rimane comunque non sufficiente. La vera espressione di scuse e di rammarico non si esprime, secondo me, attraverso una telefonata di scuse ma si esprime attraverso l’autorizzazione ad un’indagine che sia indipendente su quello che le forze armate statunitensi hanno fatto in Afghanistan

Msf ha dovuto abbandonare, per cause di forza maggiore, quel che restava dell’ospedale e andar via da Kunduz. Considerata l’importanza che il vostro centro aveva per il territorio, in quanto unico trauma center, pensate di ritornarci?

Kunduz è un contesto in cui vogliamo e dobbiamo essere presenti. È una città in cui sono in corso dei combattimenti molto duri tra forze afghane e talebane, dove i feriti sono diversi e dove quasi non esiste accesso alle cure mediche di base e non esiste proprio accesso a cure mediche di secondo livello, cioè chirurgiche. Quindi vogliamo e dobbiamo essere presenti ma dopo quello che è successo si deve capire esattamente che garanzie abbiamo per poter tornare. L’edificio è stato bombardato sapendo che era un ospedale perché c’era il sospetto della presenza di talebani, per altro mai confermata, se nel conflitto afghano non si riconosce la neutralità delle strutture ospedaliere è ovvio che non ci sono per noi le condizioni per rientrare. Riaprire un ospedale significherebbe esporre ancora a dei rischi pazienti, personale medico e accompagnatori dei pazienti”.

An MSF staff member walks through the grounds of the Kunduz trauma centre, 03 October, hours after it was badly damaged from sustained bombing on Saturday October 3.
Un membro di MSF tra le macerie dell’ospedale di Kunduz poche ore dopo il bombardamento ©MSF

In merito a MSF in Sicilia, avete in cantiere progetti da sviluppare qui oltre alla costante emergenza relativa agli sbarchi dei migranti?

L’intervento sul tema migranti è legato in questo momento a due aspetti. Il primo riguarda le operazioni di ricerca e salvataggio in mare. Il secondo è l’assistenza al momento dello sbarco e un primo aiuto psicologico alle persone che arrivano in Italia, che non si estingue nell’immediato ma, dal punto di vista della salute mentale, prosegue per dei mesi. In queste settimane stiamo discutendo con Bruxelles la possibilità di lanciare nuove attività o le stesse su altre zone”.

Il 7 ottobre scorso MSF ha lanciato una campagna sui social network per chiedere l’apertura di un’inchiesta indipendente sul bombardamento. Partecipare alla campagna è  molto semplice, basta collegarsi all’indirizzo https://tagboard.com/IndependentInvestigation/247230 e registrarsi con un account Facebook, Twitter o Instagram. Una volta terminata la registrazione è possibile lanciare il proprio messaggio, insieme a quello di migliaia di altre persone, nella bacheca mondiale virtuale per richiedere un’indagine indipendente. Per farlo basta utilizzare gli hashtag ‪ #‎IndependentInvestigation‪#‎Kunduz.

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