La Migration ascolta i migranti LGBTI a Palermo

Logo La MigrationPalermo è da sempre sinonimo di diversità culturale e oggi più che mai sono tante le realtà – associazioni, movimenti e semplici cittadini – presenti sul territorio che si impegnano quotidianamente a promuovere il valore della diversità abbattendo i pregiudizi e la paura del diverso.
 E se si parla di lotta all’omofobia, entriamo nel raggio d’azione di Arcigay Palermo, l’associazione che da 35 anni si batte per la difesa e il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTI – Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali e Intersessuali – e che dall’estate 2011 collabora, insieme all’associazione culturale DiARiA, al progetto “La Migration”, uno sportello al servizio dei migranti LGBTI. Il progetto nasce da un’idea di Ana Maria Vasile, una donna rumena che – dopo aver conseguito la laurea in Pedagogia – decide di trasferirsi in Italia e vivere a Palermo, città nella quale risiede da 15 anni e dove ha frequentato nel 2006 un corso per mediatore interculturale. Ana Maria ha maturato l’idea di dar vita ad un luogo in città dove sentirsi accolta, trovando una doppia difficoltà: “Essendo migrante – dice Ana – è difficile parlare del proprio orientamento sessuale con i propri connazionali e come lesbica è difficile integrarsi nella comunità LGBTI del territorio italiano, ci si trova davanti ad un muro di pregiudizi in tutti e due i casi”. E prosegue: “Se io come lesbica migrante proveniente da una cultura più o meno simile a quella italiana ho avuto difficoltà di integrazione, figuriamoci un migrante che proviene da un paese in cui la cultura è completamente diversa”. I migranti LGBTI si trovano infatti ad affrontare problematiche varie e complesse e ciò di cui hanno bisogno è spesso un forte sostegno morale da parte degli altri. Allora da qui nasce l’idea: per sostenere l’integrazione dei migranti LGBTI, in quanto persone oggettivamente più esposte al rischio di esclusione sociale e familiare, è necessario creare un luogo in cui il migrante possa sentirsi a casa propria, in cui possa essere ascoltato e accolto serenamente senza diventare vittima di pregiudizi.
 Ana Maria Vasile è la responsabile dello sportello – lei preferisce chiamarlo “spazio d’incontro” – dove gestisce personalmente i colloqui con le ragazze e i ragazzi che si rivolgono a La Migration, grazie all’aiuto di altre donne e volontari.
 La Migration è un servizio che offre consulenza legale per i richiedenti asilo politico, consulenza psicologica, ed è un punto di riferimento per gli immigrati che cercano sostegno. Le attività dello sportello sono realizzate grazie al supporto di mediatori interculturali presenti sul territorio e mantenendo i contatti con la comunità straniera locale e centri di accoglienza. 
Fino ad ora si sono rivolti allo sportello esclusivamente uomini tra i 18 e i 30 anni ma i volontari hanno ascoltato e seguito anche la storia di un minorenne cacciato da casa quando i genitori hanno scoperto che era gay; lo sportello non è rivolto ai minori però – spiega Ana Maria – l’adolescente in questione “ci ha chiesto aiuto e noi lo abbiamo aiutato ugualmente a trovare una struttura per minori in cui è stato accolto”.
 Quasi tutti gli utenti sono richiedenti asilo politico o protezione internazionale, perché provengono da Paesi in cui l’omosessualità è punita con la pena di morte o con la prigione, o semplicemente perché la propria comunità non accetta il loro orientamento sessuale. Nigeria, Marocco, Tunisia, Burkina Faso, Turchia, Sri Lanka, Ghana, Gambia, Senegal, Somalia, Isole Mauritius, sono alcuni dei Paesi da cui provengono i ragazzi che si rivolgono a La Migration. La maggior parte di loro vive attualmente a Palermo, molti sono ancora in attesa di sapere se hanno ottenuto asilo politico in Italia. La Migration, dopo aver superato una serie di difficoltà legate al luogo in cui aprire la sede, adesso ha ben due sportelli: uno all’ospedale Civico di Palermo, all’interno del reparto di Medicina per l’immigrazione, e uno nella sede di Amnesty International, attivi tutti i giorni per appuntamento. 
Il sogno di Ana Maria è quello di estendere il modello degli sportelli di ascolto anche nelle altre città siciliane in cui si trovano i centri di accoglienza per immigrati, per poterli aiutare nella ricerca di un lavoro, di una casa e nel superamento della paura di poter rivivere in Italia l’isolamento o il rifiuto dei familiari da cui ci si è allontanati.