Labinot Kabashi, dalla guerra al Camp Nou

labinot kabashi barcelona maghweb kosovoMaghweb vi ha parlato spesso di storie che intrecciano sport, integrazione e riscatto sociale, quella di Labinot Kabashi va esattamente in questa direzione.

Kabashi è nato a Skënderaj, in Kosovo, il 28 febbraio 2000. Nonostante in Kosovo fossero presenti dal 1999 le forze NATO per interporsi tra serbi e albanesi, le violenze non si interruppero mai. Fu così che, quando Labinot aveva due anni, la famiglia Kabashi decise di scappare dal loro Paese per trovare rifugio e pace all’estero.

Arrivato in Spagna, Kabashi ha seguito la sua passione, il calcio. A causa del suo passaporto kosovaro però, il cammino nel mondo del calcio giovanile spagnolo non è stato semplicissimo. La Spagna infatti è uno dei cinque Stati UE (insieme a Grecia, Romania, Cipro e Slovacchia) a non aver mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo del 2008 e ciò ha spinto diversi club a rifiutarsi di tesserarlo quando era bambino.

Il sogno di Labinot Kabashi si avvera

Labinot continua a giocare e nel 2010 viene però notato da Albert Benaiges, responsabile del settore giovanile del Barcellona. Kabashi viene tesserato nel prestigioso club spagnolo e qualcuno addirittura lo paragona ad un fuoriclasse come Andres Iniesta. Anche qui nasce qualche problema dovuto alla sua origine kosovara. Kabashi fu infatti sospeso per due mesi e per riprendere a giocare ha dovuto dimostrare di vivere in Spagna da molto prima di iniziare a giocare a calcio.

Un ennesimo ostacolo burocratico, ma ben poco se si considera cosa la famiglia Kabashi, e come loro molte altre, ha dovuto fare e affrontare per coronare il loro “sogno” di vivere in pace al riparo dalla guerra e le persecuzioni.

Negli ultimi impegni delle nazionali Kabashi è stato convocato dalla neonata nazionale del Kosovo, coronando il sogno di rappresentare il suo Paese.

Poco importa che le partite siano state perse, l’aspetto tecnico passa assolutamente in secondo piano.

La storia di Labinot Kabashi ci ricorda come lo sport possa abbatte i “muri” politici ed ideologici dimostrando che tutte le barriere possono essere superate.