Dalla Sicilia all’Africa in moto: la scoperta ed il disincanto del viaggio

Jacopo Lentini e la sua Honda Dominator del 1989

Budget ristretto, una moto uscita dalla fabbrica 28 anni fa (3 anni prima che lui venisse al mondo a Palermo) e tutto il tempo necessario a percorrere da nord a sud la costa occidentale dell’Africa. È questa l’idea di viaggio di Jacopo Lentini che tre mesi fa ha lasciato la Sicilia, direzione Marocco, per dare vita ad un’avventura che fra gli anni 50′ e 70′ sarebbe diventata probabile spunto per un romanzo beat con una sostanziosa differenza rispetto al genere letterario reso celebre da Jack Kerouac e Robert M. Pirsig: Jacopo, nonostante la giovane età, ha già abbandonato l’incanto e la spiritualità dovuti al viaggio, sostituendo il tutto con una forte critica alle società ed al loro elemento primo: il singolo uomo.

La scoperta, il desiderio di vivere al massimo ogni singolo istante, sono alla base del modo di viaggiare di Jacopo. Tutto è esperienza: dal reagire a muso duro al sequestro della moto da parte di due poliziotti in Sierra Leone al seguire per qualche giorno i cercatori di diamanti in Liberia, dall’attraversare il Sahara Occidentale fra mille controlli ai check-point fino a contrarre e battere la malaria.

A Jacopo abbiamo fatto qualche domanda ed il risultato è un mix acido, contrastato, ricco di spunti di riflessione. Le sue passioni, per il viaggio e per la motocicletta, nascono prestissimo grazie alla lettura ed al web:

“Sebbene ai tempi della scuola andavo sempre in vacanza con i miei in giro per l’Europa, la passione per il viaggio nasce decisamente tra le pagine dei diari di altri viaggiatori e soprattutto motoviaggiatori che leggevo restando a bocca aperta. A 17 anni passavo molti dei miei sabati sera a casa a leggere: dal diario di viaggio della Bolivia di Gionata Nencini fino a divorare tutto ciò che pubblicavano altri viaggiatori come Claudio Torresan, Ted Simon e Maurizio Zanni. Nel frattempo stavo per comprare la mia prima moto ma già da prima, quando avevo un semplice scooter, amavo passare i pomeriggi in garage a smontare e rimontare per capire come funzionassero le meccaniche, ovviamente facendo qualche danno”.

Quando il primo viaggio e perchè l’Africa?

“La Tunisia nel 2013 mi ha fatto innamorare di questa modalità di visitare luoghi nuovi. L’africa perchè è il continente più ambito e difficile  un po’ per tutti i motoviaggiatori. mentre l’Asia, il Sudamerica e persino l’Oceania li ho largamente conosciuti attraverso i viaggi degli altri, l’Africa rimaneva ancora un mistero. Inoltre l’idea di prendere un traghetto ed essere già in un continente così diverso mi allettava parecchio. Dalla Sicilia ho preso il traghetto per il Marocco imbarcando la moto e, fino ad ora, ho attraversato Mauritania, Senegal, Guinea, Sierra Leone, Liberia e Costa d’Avorio. Sicuramente arriverò in Sudafrica passando per tutti i paesi sulla costa (Togo, Benin, Nigeria) ma dipende anche dalla possibilità di riuscire ad ottenere tutti i visti di ingresso, che faccio di volta in volta nelle ambasciate locali. Sogno di attraversare il Congo da ovest a est, ma la cosa è parecchio difficile. Sono in viaggio da poco più di 2 mesi, realisticamente in totale il viaggio potrebbe durarne 5, ma ho un budget non troppo alto e a fine viaggio potrei decidere di spedire la moto direttamente in Australia, non ne sono ancora certo. Sicuramente dovrò anche lavorare per rimpolpare le mie finanze”.

Come mai hai deciso di viaggiare da solo?

“Un simile viaggio è difficile farlo in compagnia. Si dovrebbe avere una sintonia totale. Un’esperienza simile ha ritmi ed esigenze totalmente personali. È quasi impossibile trovare qualcuno con il tuo stesso budget, il tuo stesso tempo, la moto preparata a dovere e che sia pienamente in accordo con te. Soli forse è meglio. Logisticamente è anche più semplice: quando posso dormo in tenda ma dipende dai posti e adesso la stagione delle piogge rende le cose difficili. in alcuni villaggi mi danno una stanza anche con 3 euro, l’elettricità spesso arriva solo la sera e niente acqua corrente. In Guinea mi hanno ospitato spesso. nelle città la vita costa tanto. Quando posso uso il couchsurfing ma in africa non è semplice. Le soste le decido di volta in volta, in base a cosa mi interessa. A volte tengo un ritmo serrato facendo una tappa al giorno, a volte mi fermo più notti nello stesso posto, come detto: il ritmo è assolutamente personale”.

La modalità di viaggio che hai scelto è molto dura, quali sono le difficoltà più grandi che stai incontrando e le emozioni più interessanti che stai vivendo?

“Le difficoltà incontrate fino ad ora non sono state molte: c’è stato un episodio in particolare a Kabala, nel nord della Sierra Leone, dove due agenti dell’immigrazione pretendevano una mazzetta di 300 dollari, non ho mai avuto per un attimo intenzione di pagare. Hanno tentato di sequestrarmi il passaporto e poi la moto. Ho temporeggiato, ho mantenuto la calma ed anche giocato bene le mie carte credo: è intervenuto il console italiano per sbloccare il tutto. Per risolvere in 5 minuti bastava dargli un pò di soldi, anche molto meno di 300 dollari, ma non ne avevo alcuna intenzione. In viaggio ho preso anche la malaria ma sono stato molto fortunato e sono guarito in fretta. Un altro momento tosto è stata la strada per la Liberia. In piena stagione delle piogge la strada sterrata si è totalmente allagata. È stato un continuo cadere con la moto carica sul fango, ero stanchissimo, sono rimasto varie volte impantanato. Devo dire che è stato anche molto divertente. Mi ha emozionato percorrere queste strade assurde in mezzo alla foresta in posti sperduti, attraversare tutte queste frontiere, andare coi cercatori di diamanti al fiume tra Sierra Leone e Liberia a vedere come lavorano e scoprire che vita fanno”.

Cercatori di diamanti al confine fra Sierra Leone e Liberia

Sei in qualche modo interessato antropologicamente e sociologicamente a quello che i tuoi occhi stanno vedendo per ora? Cosa stai vedendo?

“Sì, sono molto interessato a cosa succede nei paesi che attraverso e nei posti che vedo. Faccio sempre tante domande alle persone che incontro e mi interessano le loro storie. Molti sognano l’Europa ma non sanno come in realtà funziona. Tantissime persone che ho incontrato mangiano una volta sola al giorno. Vedo povertà ovunque ma anche persone che vivono felici con poco. I danni del colonialismo che posso riscontrare sono evidenti ma la corruzione tutta autoctona non scherza nemmeno. Sono onesto quando dico che mi incuriosisce molto sapere cosa succede nel mondo, ma poco mi interessano le sorti degli uomini. C’è troppo marcio ovunque e mi viene quasi da disprezzare l’umanità nel suo complesso. Non c’è dubbio, viaggiare per piacere è una delle cose più belle che possano capitare: conosci nuove culture, nuove persone ma a me salta prima agli occhi il totale fallimento delle società umane”.

Trasporti “eccezionali” in Guinea

Stai in qualche modo avendo il privilegio di vedere i luoghi, gli ambienti, le case, di moltissime di quelle persone che oggi vivono nella tua città: Palermo. Come ci si sente a chiudere un po’ il cerchio e, a differenza dei tuoi coetanei ad esempio, poter sviluppare un pensiero critico che ingloba non il concetto di “massa” di persone che arriva in Sicilia ma persone che hanno una terra d’origine e non solo di arrivo. Stai viaggiando nelle radici dei migranti che si spostano in Europa, suscita in te qualcosa? Non ci pensi minimamente, il viaggio ti apre a qualche ragionamento su queste tematiche?

“Ogni giorno parlo con persone che mi dicono che vogliono andare in Europa, tantissimi mi hanno detto che hanno un amico che ha preso la barca dalla Libia e molti non ce l’hanno fatta a sopravvivere. Qui il concetto di “fame” assume una forma per noi totalmente sconosciuta e tanti decidono di lasciare la loro terra senza nemmeno avere idea di cosa li aspetta, quasi per consuetudine. Io ho avuto la fortuna di nascere col culo in Europa e ne sono pienamente consapevole. la situazione è troppo complessa. l’Africa dovrebbe essere aiutata a crescere ma non succederà”.

“Mi viene da concludere il tutto con alcune considerazioni personali, che ho già accennato in precedenza nei vari punti. Viaggiando mi è venuto istintivo comparare la mia visione delle cose con quella dei viaggiatori che tanto mi hanno ispirato in passato. La differenza che più noto è che a me credo manchi quell’incanto che ho letto nelle storie altrui. Dietro ogni bella foto che scatto con bambini africani, ci sono persone che se va bene mangiano una volta al giorno, dietro le foto dei cercatori di diamanti ci sono storie di fratelli dello stesso popolo che si sono uccisi a vicenda per il controllo di una c***o di pietra luccicante da vendere ad un occidentale che la vuole comprare solo perché la moglie possa sfoggiarlo con le amiche. Stiamo parlando di una pietra! La Liberia è affascinante ma meno di 20 anni fa, durante la guerra, la gente mangiava carne umana di persone uccise per scommessa. I criminali di guerra oggi sono in senato, oppure liberi di farsi la loro vita. Spesso le bambine in Africa sono mutilate ai genitali da piccole. La magia nera esiste, come esistono i rituali sacrificali umani. Sono abbastanza disilluso ma non sono pessimista o triste. Viaggio e mi diverto. La mia è una continua mediazione interiore tra il mio interesse per conoscere il mondo ed il disgusto che spesso provo verso le società che lo popolano. Avete presente i giornalisti quando vanno nei luoghi di guerra e filmano atrocità di ogni genere? L’importante per alcuni di loro è portare a casa il servizio, se le stesse persone riprese muoiono dopo due secondi, poco importa. Io, in qualche modo, “cerco di portare a casa il servizio” ma per me stesso, senza cattiveria, senza godere delle sofferenze altrui”.