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Copertina di un numero e "La difesa della razza" rivista che voleva fornire i presupposti "scientifici" al razzismo e antisemitismo di Stato
Copertina di “La difesa della razza”, rivista che voleva fornire i presupposti “scientifici” al razzismo e antisemitismo di Stato

Era il 18 settembre 1938 quando Benito Mussolini, a Trieste, annunciò per la prima volta in pubblico le leggi razziali; di fatto 77 anni fa l’Italia toccava uno dei punti più bassi della sua storia.

Per leggi razziali si intende quel complesso di norme, approvate a partire dal settembre 1938, che introducevano una serie di limitazioni e divieti per i cittadini di “razza” ebraica. La normativa antisemita prevedeva il divieto di matrimoni misti ebrei/non ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di “razza ariana”, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni, istituti bancari e assicurativi di avere ebrei tra i dipendenti, il divieto di trasferirsi in Italia per gli ebrei stranieri e la revoca, se successiva al 1919, della cittadinanza italiana concessa a questi, il divieto di svolgere la professione di notaio o di giornalista, forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali e infine il divieto di iscrizione dei bambini e ragazzi ebrei nelle scuole pubbliche, a tal fine fu concesso istituire, a spese delle comunità ebraiche, delle scuole riservate a studenti e docenti ebrei. In pratica, anche se ancora non erano fisicamente perseguiti come accadeva in Germania, il fascismo aveva decretato la morte civile e sociale degli ebrei, riducendoli a cittadini di seconda, forse terza, classe.

La vulgata vuole che le leggi razziali furono in qualche modo imposte dall’alleato nazista e che furono emanate controvoglia da Mussolini. Fonti storiche alla mano, questa versione edulcorata della realtà appare con evidenza falsa. Se è vero che il fascismo non aveva mai avuto tratti antisemiti fino al 1938, stando a storici quali Renzo De Felice non risultano particolari e forti pressioni tedesche per l’approvazione delle leggi razziali e, secondo i diari di Ciano, sarebbe stato Mussolini in persona a scrivere, nell’estate 1938, i primi articoli sui giornali e riviste vicino al regime che denunciavano “il problema ebraico”. Inoltre, anche se nei primi anni la persecuzione fu meno violenta che nel Reich, con la mussoliniana Repubblica Sociale, invece, la legislazione antisemita fu inasprita (ad esempio vennero confiscati i beni) e la caccia agli ebrei fu spietata e condotta in larga parte dalle truppe fasciste italiane della RSI con zelo pari o superiore alle SS tedesche; in soli 2 anni di Repubblica di Salò, infatti, ben un quarto degli ebrei residenti nel nord Italia fu deportato nei lager.

Le leggi furono abolite, con riferimento ai territori del Regno d’Italia, con i regi decreti del 20 gennaio 1944, mentre bisognerà aspettare la sconfitta dei nazifascisti per porre fine alla persecuzione degli ebrei anche nel nord Italia.

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